Il forno a microonde. Incredibile ma vero e morale della favola

Penso sia utile per tutti sapere cosa è accaduto qualche mese fa ad una nostra paziente.

Era tutto pronto per iniziare la terapia di stimolazione e come al solito ho sollecitato la segretaria ad assicurarsi  che I. avesse tutti i farmaci pronti ed in particolare uno che, dopo l’acquisto in farmacia, è meglio riporre nel frigo.

“Signora, ha con sé il farmaco per iniziare le punture?” chiede Marianna

“No, veramente non l’ho più….” risponde I. con voce imbarazzata

“Perchè non lo ha più?” ribatte la mia segretaria preoccupata

“Guardi, non l’ho più perché  ho messo la scatola… nel forno a microonde…”

“Nel forno a microoonde? Come nel forno !?…” Esterna allibita Marianna

“Si, mi dispiace ma ero…sovra pensiero e …l’ho messo li. Ora credo non posso più usare il farmaco, vero?”

“Certo che no…!” commenta Marianna ancora incredula

E altrettanto incredulo fummo io e tutta l’equipe al racconto di questo episodio surreale. Non sapevamo se ridere o preoccuparci.

Per settimane ci siamo raccontati questo fatto, ma poi come al solito, non lascio stare le cose, specie le più strane, finchè non ne capisco le possibili ragioni.

Mi sono detto: I. mi sembra  una persona normale, come può succedere una cosa del genere? Certo altre sbadataggini accadono ai pazienti, ma non così. Come può aver confuso una scatola del farmaco con una di sofficini magari ed averla così messa nel forno a microonde per farla scongelare? Allora mi sono ricordato che abbastanza spesso diverse coppie hanno difficoltà a ricordarsi le cose ed eseguirle nel modo corretto. Anche quando ho appena spiegato le procedure e la coppia ha appena lasciato il mio studio, a volte, dopo pochi minuti ritornano trafelati per chiedere : “scusi dottore, forse non abbiamo capito bene… ma ora cosa dobbiamo fare?”. Eppure noi abbiamo lavorato enormemente nella comunicazione e diamo le istruzioni tutte per iscritto. Questo proprio perché abbiamo notato una maggior difficoltà all’ascolto attento ed a ricordarsi cose anche importanti. Poi, mi sono venute in mente le coppie che vedevo venti anni fa e sono certo che loro si ricordavano quasi tutto, senza neanche dover scrivere troppo, concentrate sulla sequenza delle cose da fare. Raramente si verificavano errori di autosomministrazione dei farmaci; figuriamoci trasferire i farmaci dal frigo nel forno!

Si sono successivamente verificati altri episodi, apparentemente inspiegabili, di dimenticanze o errori  e questo nonostante tutte le istruzioni  fossero scritte in maniera assai semplice e chiara per ammissione stessa dei nostri cari pazienti.

Così ho cercato di mettere tutto insieme e sono arrivato all’ipotesi, che oggi davvero tutti (compresi noi medici) viviamo una realtà talmente frenetica e complessa nella gestione di tutti i nostri impegni quotidiani e delle tante burocrazie, che sbagliare e dimenticare anche cose importanti è diventato, purtroppo, facile e frequente. Ormai, faccio sempre l’esempio del computer che quando deve far “girare” contemporaneamente 10 programmi, si blocca. Così può essere anche per noi umani. In passato (neanche troppo remoto) la mente non era, infatti, costretta a organizzare così tante cose come oggi per arrivare decentemente alla fine della giornata.  Possiamo ad esempio escludere che meccanismi del genere siano scattati nella mente di chi ha dimenticato persino il figlio nell’automobile ? In queste condizioni come sono le relazioni umane?

Quando poi sono in ballo questioni emozionalmente delicate (come nel caso dell’infertilità) che devono essere gestite mentre se ne fanno mille altre di vario tipo, diventa tutto assai difficile, stressante e faticoso.  Oltretutto, viviamo in un contesto dove non siamo sempre aiutati da trasporti che funzionano bene e servizi che ci aiutano a gestire questioni rilevanti come l’assistenza ai genitori anziani o un lavoro (per chi lo ha) che consente assenze per motivi sanitari come quelli dell’infertilità. La mia sensazione è sempre più che sui risultati delle terapie per l’infertilità giochi un ruolo importante l’atteggiamento emozionale e mentale con cui si affrontano, anche se questo non può essere ancora dimostrato scientificamente.

Insomma, morale della favola,  ho pensato che la gestione dei nostri pazienti debba considerare in modo importante una variabile in più, quella che ormai chiamo: “Effetto forno a microonde”.

Certo se ci pensiamo più profondamente, potremmo anche chiederci se qualcuno (compresi noi stessi) abbia determinato o contribuito a rendere possibile le condizioni per questo effetto forno. Personalmente credo ci siano delle responsabilità precise. Ma se così fosse sarebbe bene averne piena coscienza e reagire.

Naturalmente tale discorso va oltre l’intenzione primaria di questo articolo anche se non riesco ad evitare lo sconfinamento. D’altra parte rientro subito nel tema iniziale con una domanda. In quali condizioni  vorremmo che vivessero i figli che stiamo cercando con fatica di far nascere?

Prof. Claudio Manna

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